L’ASSENZA
VIVERE è, insieme, accumulo e perdita. Incontrarsi e dirsi
addio. Volti, nomi, storie, sentimenti, persone. Ci vengono incontro, ci
affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada; poi se ne vanno, prendono
altre vie, altri sentieri; a volte si fermano, e rimangono lì, e ci guardano
allontanarci e diventare sempre più piccoli, sempre più distanti, mentre
proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille
pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta. Ma ci lasciano, tutti,
qualcosa. Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre; ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell'assenza.
L'assenza è una voce che non sentiremo più, eppure ci parlerà
dal profondo del cuore nell'ora più buia, nel giorno più difficile.
L'assenza è una mano che puoi stringere forte quando
ogni altra mano ti sfuggirà e il coraggio parrà venirti meno.
L'assenza è un ricordo che a chiunque - ma
non a te - parrà banale, è una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una
cantilena imparata non sai più quando e dove, un sorriso, un'amarezza
seppelliti nella memoria.
E' una sera d'estate con le nuvole alte nel cielo,
antichi re delle fiabe che partono per l'esilio; è una strada ripercorsa tante
volte, è il Natale come lo aspettavano i bambini, un giardino misterioso come
la giungla nera, un pomeriggio giocato all'ombra di un cortile, mitologia
quotidiana, lessico familiare, epopea domestica.
L'assenza è il tempo che ti pareva inesauribile e invece
non c'è più, il tempo per tutto ciò che non hai saputo dire, che non hai potuto
fare; è il rimorso per un bacio mai dato, per una lettera non spedita, per le
parole inutili e i silenzi crudeli.
E' l'amore che ti porti dentro, è quello
che resta quando tutto finisce.
Il rendiconto ultimo, il significato del vivere.
(Gabriele
Ferraris - La Stampa, Torino Sette, 4 Giugno 2004)