martedì 13 novembre 2012

Apriamo gli occhi.

Io inizio ad avere paura, voi non so.

Questi ce la menano di continuo tra primarie e scambi da staffettisti, mentre noi si fa la fame. 
E' un paio di mesi che lavoro di nuovo in Torino e sto vedendo cose brutte, che non mi piacciono, che mi spaventano.

La gente fruga nei cassonetti. La GENTE. 

Giovani.

Anziani.

Uomini e donne, indistintamente.

Ce stanno a coijona', come direbbero nella capitale. 

Quelli fanno le primarie e sulla loro homepage si ritraggono come i Fantastici 4 e Silver Surfer (e non scherzo, guardate QUI). 

Quegli altri si domandano se il Cavaliere debba o meno far parte della cricca.

Un altro nuota nello Stretto di Messina.

Quello tecnico pensa che, forse, gli toccherà pensare veramente alla patrimoniale, ma intanto niente IMU al Vaticano, che noi con i paesi esteri siamo sempre "friendly".

Ebbene, questa è la foto che ho scattato stamattina.

Solo io ci sto male?

mercoledì 24 ottobre 2012

Stasera va così.


L’ASSENZA

   VIVERE è, insieme, accumulo e perdita. Incontrarsi e dirsi addio. Volti, nomi, storie, sentimenti, persone. Ci vengono incontro, ci affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada; poi se ne vanno, prendono altre vie, altri sentieri; a volte si fermano, e rimangono lì, e ci guardano allontanarci e diventare sempre più piccoli, sempre più distanti, mentre proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta. Ma ci lasciano, tutti, qualcosa. Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre; ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell'assenza.

   L'assenza è una voce che non sentiremo più, eppure ci parlerà dal profondo del cuore nell'ora più buia, nel giorno più difficile. 

L'assenza è una mano che puoi stringere forte quando ogni altra mano ti sfuggirà e il coraggio parrà venirti meno. 

L'assenza è un ricordo che a chiunque - ma non a te - parrà banale, è una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una cantilena imparata non sai più quando e dove, un sorriso, un'amarezza seppelliti nella memoria. 

E' una sera d'estate con le nuvole alte nel cielo, antichi re delle fiabe che partono per l'esilio; è una strada ripercorsa tante volte, è il Natale come lo aspettavano i bambini, un giardino misterioso come la giungla nera, un pomeriggio giocato all'ombra di un cortile, mitologia quotidiana, lessico familiare, epopea domestica.


    L'assenza è il tempo che ti pareva inesauribile e invece non c'è più, il tempo per tutto ciò che non hai saputo dire, che non hai potuto fare; è il rimorso per un bacio mai dato, per una lettera non spedita, per le parole inutili e i silenzi crudeli. 

E' l'amore che ti porti dentro, è quello che resta quando tutto finisce. 

Il rendiconto ultimo, il significato del vivere.

                                               
                                                  (Gabriele Ferraris - La Stampa, Torino Sette, 4 Giugno 2004)

martedì 23 ottobre 2012

Bloggo o non bloggo?


No, vabbè, scusate. Ho avuto da fare.
No, non è vero, non ho avuto niente da dire per un TOT.
Mento ancora.

Insomma, per scrivere, ci vuole ispirazione e per tenere un blog ad un livello soddisfacente, voglia di condividere.
Ultimamente mi sono mancate entrambe.

Sorry.

In compenso, oggi mi va di dirvi che, nel frattempo, ho trovato lavoro.

Per essere alla moda, sappiate che non sono affatto “choosy”, faccio un lavoro che non mi interessa, che non so nemmeno se sarò veramente in grado di fare e su tre turni, Il tutto a 100km da dove vivo.
Tant’è, questo passa il convento, cara Fornero. Mica tutti hanno genitori ministri e giornalisti, come Sua figlia.

Devo dirla tutta: sono contenta. Dopo 11 mesi, innanzitutto, qualunque cosa mi tiri fuori casa va bene. L’ambiente è buono e divertente, ti danno uno stipendio puntualmente. Cos’altro serve?

martedì 25 ottobre 2011

"Mi viene il vomito, è più forte di me."

Provo fastidio. Un fortissimo fastidio.
Non sopporto più le lamentele della gente: sconosciuti, amici o parenti che siano.
Lo so che il mondo non si ferma a seconda dei miei umori, ma tant'è. Provo fastidio. E pure un pizzico d'invidia.

Sento che, di nuovo, mi sta salendo l'apatia. La sento. Giorno dopo giorno, man mano che sto qui, a vedere il tempo scorrere senza avere niente da fare, sento che s'impossessa di me. Di nuovo, ancora.


Ed io non la voglio, l'apatia. E' che iniziavo di nuovo a stare bene, ad essere quella che sono VERAMENTE. 


Quindi, provo fastidio. Io di progetti non ne posso fare. Né a breve, figuriamoci a lungo termine. Non so nemmeno cosa farò da qui a fine mese. 
Vorrei fare un viaggio con le mie amiche, prima o poi, ma non so se e quando potrò. 
Vorrei avere dei ritmi scanditi da qualcosa che mi dia un ruolo, un senso, e non ce l'ho.
Vorrei smettere di sentirmi "vecchia dentro".

Quindi, gente. Smettete di lamentarvi. Quello che per voi è SCHIFO, per gli altri potrebbe essere un MIRAGGIO.

lunedì 17 ottobre 2011

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ah no?!?

Basta poco, che c'è vo'?!?
Effettivamente, ad essere disoccupati, al giorno d'oggi, ci vuole un attimo.
Inclusi tutti quei fantastici discorsi a mo' di pacca sulla spalla: "Dispiace tantissimo a tutti e, pensa, se il mercato si riprendesse, saresti la prima che chiamerei... Anzi, se hai bisogno di referenze, fai uno squillo che per te scriverei chilometri di lettere, mica balle!".
Bene. Grazie. Ben gentile.


Peccato che nessuno ti dica, poi, cosa si debba fare.


Tra l'altro... A qualcuno hanno mai chiesto delle referenze?!? A me MAI. Pensare che di colloqui, negli ultimi anni, ne ho fatti parecchi... Mah!


Ad ogni modo. Cosa si debba fare per essere una disoccupata D.O.C., non te lo spiega anima viva.


Stamattina, convinta di essere preparatissima e di avere tutto lo scibile su documentazioni varie, prendo, parto e vado a farmi certificare.


No, aiuto.


"Venga qui, vada lì... No, ha fatto tutta la coda, ma l'ufficio è quello in fondo alla strada non questo... Sì, lo so che il cartello dice che è il posto giusto, ma non è aggiornato..."


Altra coda. "Buongiorno. La sua collega dall'altro lato della via mi ha detto che è qui che accogliete le richieste per le liste di disoccupazione..." "Sì... Ma le ha detto che prima dovrebbe andare all'ufficio per l'impiego?" "No." "Beh, dovrebbe andare prima lì."


E poi al patronato. Un'ora e mezza.


Carissimi, essere disoccupati è un lavoro faticosissimo. Ho girato di ufficio in ufficio tutta la mattina, son rientrata a casa alle 13 e mi tocca tornare venerdì mattina a completare ciò che ho giusto abbozzato oggi.
Il tutto, ovviamente, senza avere la certezza che la domanda venga accolta, se e quando lo sarà e a quanto ammonti il sussidio eventualmente erogato.


La mia domanda retorica, a questo punto, è: ma chi ha ideato tutto questo bailamme di procedure, ha pensato al fatto che chi è disoccupato, nella maggioranza dei casi, ne soffre e vuole fare in fretta? Edddddaaaaaaiiiiiii!
Mettetevi un po' anche nei nostri panni! Già uno si sente inutile agli occhi della propria famiglia, della società e pure, perché no, ai propri... Non serve far perdere giornate intere per raggiungere quel misero obiettivo che conferma il fatto che non si abbia un lavoro!


Cioè, burocrati del menga: la psicologia conta! Dateci una mano! Non dico che si debba trovare lavoro in cinque minuti, ma almeno evitare che un disoccupato si senta senza speranza dall'inizio, soprattutto se, come me, nemmeno te la sei andata a cercare!!!


Insomma, lasciatemi dire: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro... Che non c'è.

lunedì 10 ottobre 2011

Questo è per te.

Ricordi.
Tessere preziose che compongono quel meraviglioso mosaico che è la nostra memoria.


Ricordo la ninnananna che mi cantavi, fino allo sfinimento.
Ricordo le mie febbri da cavallo e le tue insostituibili attenzioni.
Ricordo i bottoni di pelle del tuo cappotto spigato.
Ricordo la gelosia di condividerti con quel fratellino che forse all'inizio non avrei voluto, ma che tanto ringrazio esista.
Ricordo tutti con la varicella e tu, con la febbre altissima, sulla poltrona che cercavi di badare lo stesso a noi.
Ricordo il talco mentolato e l'amido di riso per il bagnetto.
Ricordo i libri che mi facevi foderare prima di leggere, per apprezzarli prendendomene cura, prima di tutto.
Ricordo quando mi accompagnavi a scuola, sempre orgogliosa che fossi la più giovane e la più bella.
Ricordo quella volta che mi hai portata alla 012 a comprare i vestiti che non potevamo permetterci.
Ricordo i pomeriggi con i pattini ai giardini.
Ricordo il bacio del risveglio, tutte le mattine.
Ricordo i litigi e le riappacificazioni


Ricordo tutti i sorrisi, ma anche il dolore ed il senso di protezione che ho sviluppato nei tuoi confronti.
Ricordo il giorno in cui ho visto che hai tirato di nuovo su la testa, stoica nell'affrontare i disastri dietro le spalle.


Ricordo che oggi ne fai CINQUANTA e, sebbene non si dica l'età delle signore, sono contenta che tu sia sempre quella bellissima donna che ricordo e che vedo ancora.


Tanti auguri mamma, che ogni giorno io possa aggiungere una nuova tessera al nostro mosaico.