Ricominciare a scrivere. Questa è una di quelle promesse che mi sono sempre fatta. Sì, vorrei, ma su cosa?
Esattamente, di cosa vorrei “parlare”?
Che grande punto interrogativo!
Del resto, gli spunti non mancano: la mia vita è un condensato di eventi talvolta degni di nota, quasi inverosimili, persino. La domanda è: a chi interessa? Quanto di se stessi si dovrebbe narrare, sul serio?
Non lo so, in definitiva. Credo però che se un individuo sente indistintamente il richiamo della scrittura, debba assecondarlo, qualunque sia il mezzo, il fine ultimo o, meglio ancora, lo scopo.
Ecco: io scrivo senza una meta ben precisa. Lo faccio per me, soprattutto. Più che altro, così do sfogo ai miei pensieri (non tutti, banda di impertinenti curiosoni!), perché sebbene io sia una persona “solare” (che poi, cosa voglia dire veramente, non lo so!), sono anche molto chiusa. Tendenzialmente, mi prodigo per il prossimo. Mi piace essere di supporto. Detesto essere supportata perché questo preclude il fatto che io debba mostrare debolezza, cosa che, a fatica e per necessità, sto imparando a fare.
In tutto questo, ho scoperto di avere un mondo intorno che va oltre ogni più rosea aspettativa. Amici. Tanti. Fantastici. A dir poco preziosi, per me.
Sono stati anni strani e duri. Senza queste persone che mi amano così tanto ed incondizionatamente, non so bene cosa avrei fatto. Il momento in cui ho realizzato d’essere così fortunata, di avere così tanto amore tutto per me… è stato quello che posso definire l’apice della vita. Quando tiri le somme, quando ti volti e vedi che non sei sola, nemmeno per un istante. Quando, nel buio più assoluto, loro ti prendono e ti indicano la strada. Ebbene, sono una persona fortunata.
Fantozzianamente fortunata, aggiungerei. Se da un lato ho avuto questo gran fattore C d’incontrare persone eccezionali sul mio cammino, dall’altro tutto il bene si deve pagare, no?
Ecco. Ci siamo. Qui inizia il divertimento.
Per dire, alcuni tra tanti: 30 anni, disoccupata, ossessivo compulsiva con il cibo e lo shopping, senza aver ancora ben chiaro cosa voglio fare “da grande”.
Tutti lo sanno, giusto? Oddio, voi lo sapete??? Mi dareste un paio di spunti, per favore???
No, perché io son confusa: escludiamo cose tipo l’astronauta, il pompiere, il chirurgo e lo scienziato: direi che è scaduto il termine per presentare la domanda. Da bambina, avrei voluto lavorare su una nave, fare il marinaio (ok, non sono l’icona della femminilità, va bene… ma a me la divisa di Paperino faceva impazzire!!!). Ho realizzato, col tempo, che le donne sulle navi fanno le colf o poco più e che dovrei stare troppo lontana da tutti per lungo tempo. Direi che non fa al caso mio.
Quindi: suggerimenti, please. Che fo’? L’apprendista stregone (oddio, lo vorrei infinitamente!)? La personal shopper? Cioè: dovrò ben sfruttare le mie “doti”: se m’arrabbio sono una strega e comprerei qualunque cosa, per me e per gli altri. Ecco. Forse dovrei fare l’apprendistato da uno stregone ricco, così potrei unire l’utile al dilettevole.
Che poi, anche questa: comprare. SHOPPING. Che parola soave. Qual gaudio nell’udire cotanta dolcezza nello verbo. Io ADORO lo shopping. Non ho limiti, mi piace comprare in generale. Volete un esempio? Ecco: quand’ero bambina, e mia madre mi chiedeva cosa volessi per il compleanno, la mia risposta classica era: “Mamma, io voglio tutto. Comprane un pezzo!”. Ne volete un altro, di aneddoto? Benissimo. Mio fratello (molto più morigerato di me), veniva portato per scegliersi il regalo in un posto a Torino, chiamato “La Gioia dei Bimbi”. Ora, non sto a sottolineare quanto effettivamente fosse un luogo ameno per ogni pargolo da 0 a 16 anni (solo all’idea, ancora sbavo!). Lui cosa faceva? Se ne usciva con due action figure e, quando proprio non sapeva resistere, una macchinina. Ecco. Due pupazzetti ed un macchinina. Al massimo.
Scusate. Ripeto.
DUE PUPAZZETTI ED UNA MACCHININA.
Ora: credo di non dover sottolineare oltre il fatto che a me non sia mai stato chiesto di scegliere il mio regalo, corretto?!?
Ok, è una malattia, me ne rendo conto.
Portatemi dove volete: anche nel peggior bar di Caracas troverò qualcosa da acquistare, è matematico.