martedì 25 ottobre 2011

"Mi viene il vomito, è più forte di me."

Provo fastidio. Un fortissimo fastidio.
Non sopporto più le lamentele della gente: sconosciuti, amici o parenti che siano.
Lo so che il mondo non si ferma a seconda dei miei umori, ma tant'è. Provo fastidio. E pure un pizzico d'invidia.

Sento che, di nuovo, mi sta salendo l'apatia. La sento. Giorno dopo giorno, man mano che sto qui, a vedere il tempo scorrere senza avere niente da fare, sento che s'impossessa di me. Di nuovo, ancora.


Ed io non la voglio, l'apatia. E' che iniziavo di nuovo a stare bene, ad essere quella che sono VERAMENTE. 


Quindi, provo fastidio. Io di progetti non ne posso fare. Né a breve, figuriamoci a lungo termine. Non so nemmeno cosa farò da qui a fine mese. 
Vorrei fare un viaggio con le mie amiche, prima o poi, ma non so se e quando potrò. 
Vorrei avere dei ritmi scanditi da qualcosa che mi dia un ruolo, un senso, e non ce l'ho.
Vorrei smettere di sentirmi "vecchia dentro".

Quindi, gente. Smettete di lamentarvi. Quello che per voi è SCHIFO, per gli altri potrebbe essere un MIRAGGIO.

lunedì 17 ottobre 2011

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ah no?!?

Basta poco, che c'è vo'?!?
Effettivamente, ad essere disoccupati, al giorno d'oggi, ci vuole un attimo.
Inclusi tutti quei fantastici discorsi a mo' di pacca sulla spalla: "Dispiace tantissimo a tutti e, pensa, se il mercato si riprendesse, saresti la prima che chiamerei... Anzi, se hai bisogno di referenze, fai uno squillo che per te scriverei chilometri di lettere, mica balle!".
Bene. Grazie. Ben gentile.


Peccato che nessuno ti dica, poi, cosa si debba fare.


Tra l'altro... A qualcuno hanno mai chiesto delle referenze?!? A me MAI. Pensare che di colloqui, negli ultimi anni, ne ho fatti parecchi... Mah!


Ad ogni modo. Cosa si debba fare per essere una disoccupata D.O.C., non te lo spiega anima viva.


Stamattina, convinta di essere preparatissima e di avere tutto lo scibile su documentazioni varie, prendo, parto e vado a farmi certificare.


No, aiuto.


"Venga qui, vada lì... No, ha fatto tutta la coda, ma l'ufficio è quello in fondo alla strada non questo... Sì, lo so che il cartello dice che è il posto giusto, ma non è aggiornato..."


Altra coda. "Buongiorno. La sua collega dall'altro lato della via mi ha detto che è qui che accogliete le richieste per le liste di disoccupazione..." "Sì... Ma le ha detto che prima dovrebbe andare all'ufficio per l'impiego?" "No." "Beh, dovrebbe andare prima lì."


E poi al patronato. Un'ora e mezza.


Carissimi, essere disoccupati è un lavoro faticosissimo. Ho girato di ufficio in ufficio tutta la mattina, son rientrata a casa alle 13 e mi tocca tornare venerdì mattina a completare ciò che ho giusto abbozzato oggi.
Il tutto, ovviamente, senza avere la certezza che la domanda venga accolta, se e quando lo sarà e a quanto ammonti il sussidio eventualmente erogato.


La mia domanda retorica, a questo punto, è: ma chi ha ideato tutto questo bailamme di procedure, ha pensato al fatto che chi è disoccupato, nella maggioranza dei casi, ne soffre e vuole fare in fretta? Edddddaaaaaaiiiiiii!
Mettetevi un po' anche nei nostri panni! Già uno si sente inutile agli occhi della propria famiglia, della società e pure, perché no, ai propri... Non serve far perdere giornate intere per raggiungere quel misero obiettivo che conferma il fatto che non si abbia un lavoro!


Cioè, burocrati del menga: la psicologia conta! Dateci una mano! Non dico che si debba trovare lavoro in cinque minuti, ma almeno evitare che un disoccupato si senta senza speranza dall'inizio, soprattutto se, come me, nemmeno te la sei andata a cercare!!!


Insomma, lasciatemi dire: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro... Che non c'è.

lunedì 10 ottobre 2011

Questo è per te.

Ricordi.
Tessere preziose che compongono quel meraviglioso mosaico che è la nostra memoria.


Ricordo la ninnananna che mi cantavi, fino allo sfinimento.
Ricordo le mie febbri da cavallo e le tue insostituibili attenzioni.
Ricordo i bottoni di pelle del tuo cappotto spigato.
Ricordo la gelosia di condividerti con quel fratellino che forse all'inizio non avrei voluto, ma che tanto ringrazio esista.
Ricordo tutti con la varicella e tu, con la febbre altissima, sulla poltrona che cercavi di badare lo stesso a noi.
Ricordo il talco mentolato e l'amido di riso per il bagnetto.
Ricordo i libri che mi facevi foderare prima di leggere, per apprezzarli prendendomene cura, prima di tutto.
Ricordo quando mi accompagnavi a scuola, sempre orgogliosa che fossi la più giovane e la più bella.
Ricordo quella volta che mi hai portata alla 012 a comprare i vestiti che non potevamo permetterci.
Ricordo i pomeriggi con i pattini ai giardini.
Ricordo il bacio del risveglio, tutte le mattine.
Ricordo i litigi e le riappacificazioni


Ricordo tutti i sorrisi, ma anche il dolore ed il senso di protezione che ho sviluppato nei tuoi confronti.
Ricordo il giorno in cui ho visto che hai tirato di nuovo su la testa, stoica nell'affrontare i disastri dietro le spalle.


Ricordo che oggi ne fai CINQUANTA e, sebbene non si dica l'età delle signore, sono contenta che tu sia sempre quella bellissima donna che ricordo e che vedo ancora.


Tanti auguri mamma, che ogni giorno io possa aggiungere una nuova tessera al nostro mosaico.

giovedì 6 ottobre 2011

Quando meno te l'aspetti.

Non ho altro da aggiungere...


Classico. Ribelle. SEMPLICE.

Ieri sera sono andata al Teatro Sociale "G. Busca" di Alba per seguire una serata organizzata da Collisioni con un ospite d'eccezione: Giovanni Allevi.
L'invito recitava: "Una serata sperimentale tra riflessioni, dialoghi con il pubblico e pezzi al pianoforte".
Che fai, non vai??? Certo che sì.


Ora: io conosco la sua musica. Mi piace tantissimo. Poco so di lui come individuo, non me ne sono mai interessata.
Onestamente, m'aspettavo fosse uno spocchioso, classico del genere... Classico, appunto. Uno che sa di essere un talento, che si sente al di sopra di chiunque, compreso il suo pubblico.


Invece.


GENTE! Io mi sono innamorata!


E' entrato, impacciato come un bambino il primo giorno di scuola. Goffo. Questo ragazzone alto e dinoccolato, con la sua inconfondibile zazzera di capelli, ti faceva sentire la sua tensione. Senza vergogna, senza dissimulare. Dunque... il primo istinto: salire sul palco, abbracciarlo e dirgli che sarebbe andato tutto bene.


Poi... inizia a suonare. "Come sei veramente". 


Cosa pensiate di Giovanni Allevi, non lo so. Che vi piaccia oppure no, è innegabile il suo talento. Suona con l'anima. S'inchina al pianoforte, quasi gli chiedesse il permesso per fargli uscire la voce. Delicatamente, ma con decisione, inizia a battere sui tasti. 


Quello è il momento io cui t'accorgi cos'è, davvero, l'amore. Lui AMA la musica. La ama davvero. C'è una passione enorme in ogni nota, in ogni gesto. Giovanni Allevi è la sua Musica.


La cosa straordinaria, è che ne diventi parte anche tu. Ti prende, ti tocca, ti trascina. Non ha bisogno di parole perché ti entra dentro senza dover chiedere, la si accoglie spontaneamente. Lo straordinario è che le parole, le metti tu. Sono tue. E' incredibile.


Mettiamola così: io subisco il fascino delle arti, della musica soprattutto. La sento dentro. Tendo alla psicopatia: per ogni cosa che faccio o immagino, ci metto su una colonna sonora. 


Tutto è musica.


E' così che "Come sei veramente" mi ha messa per qualche minuto in contatto con il mio IO più profondo, con quella me che, a causa delle consuetudini, dimentico.


Appena ha smesso di suonare... avete presente l'Albatro di Baudelaire? Così elegante e magnifico in aria, così goffo a terra? Questo è ciò che ho pensato del Maestro Allevi appena è iniziata l'intervista! 
Ho scoperto, però, che a parte la sua timidezza, è una persona di una simpatica contagiante. Brillante, intelligente, sagace, ironico. Il tutto condito da quest'aria da eterno giovane maldestro... in una parola: perfetto.



E' stato l'attimo in cui ho capito cosa volesse dire davvero Pascoli parlando del "fanciullino". Allevi è il fanciullino. Conserva la sensibilità dell'infanzia, la esprime compiutamente attraverso le sue opere. Guarda al mondo con gli occhi della fantasia e con l'innocente stupore di chi scopre le cose per la prima volta. 



Ora la digressione sul resto della piacevolissima serata ve la risparmio, solo perché sono certa che non sarei in grado di rendere onore alle parole ed alle note che ci hanno deliziati.


Quello che mi preme scrivere è semplicemente che Allevi mi ha dato spunti per pensieri eccezionali. Arditi, probabilmente, ma eccezionali. La ricerca del mio "Daimon", per riscoprirci e riunirci. Mi ha fatto capire che sbaglio a sentire il fallimento sulle spalle. Devo crederci, crederci ed ancora crederci. Il sogno si avvererà, sicuramente.


Grazie Giovanni, per la tua Musica, quella maiuscola. Per essere un Ribelle, un ribelle vero. E grazie ancor di più per avermi strepitosamente emozionata con il tuo Genio Semplice.


PS: e grazie per il "pupazzetto"!!! =)




http://www.giovanniallevi.com/
https://www.facebook.com/giovanniallevi
http://www.alleviani.com/



NB: a proposito di Geni, un saluto a Steve Jobs. Quando si spegne una mente illuminata come la sua, il nostro mondo è un po' più buio. 









mercoledì 5 ottobre 2011

E ora... qualcosa di completamente diverso.

Io sto con Wikipedia.
C'è altro da aggiungere?



Sì, c'è n'è. Infinità di parole e gesti e rabbia e schifo e disappunto e. 


Lasciateci scegliere come informarci, come comunicare.
Lasciateci la facoltà di poter scrivere cosa ci passa per la testa.


Lasciateci la libertà di pensiero.
Almeno quella.


Il resto ve lo siete già preso. Non vi basta?

lunedì 3 ottobre 2011

Frou-frou!


No, allora: parliamone.

Non dico che chiunque debba andare in giro come fosse la settimana della moda a Milano, però, dico. Un po’ di buongusto, che diamine!

Piccole regole per non urtare la sensibilità di chi ci sta intorno:

1) No, non metterti tutti i colori dell’arcobaleno addosso. Sì, lo so, a lui stanno bene ed è così romantico e affascinante… ma tu non sei pura rifrazione. Tu fai male agli occhi.

2) È vero, l’abito non fa il monaco, bisogna guardare dentro e non fermarsi alle apparenze… bla bla bla… tutto sacrosanto. Se anche eviti di essere ripugnante fuori, magari ci si accorda.

3) Nessuno di noi è perfetto. Grazie al cielo, aggiungerei. Però, però. Camuffa un po', oserei dire. Evita di mettere in evidenza proprio quel punto lì. Punta sulle tue qualità, un po' come un curriculum. Lì i difetti non li metti, eh! Le imperfezioni sono sottintese: ci sono, tutti le abbiamo, ma meglio appalesarle con calma, con il tempo e, possibilmente, una alla volta.

4) UOMINI! Non siete esenti dal buon gusto! Basta vestirvi a casaccio! Basta uscire di casa come se foste ancora in pigiama! L'occhio vuole la sua parte... Non lamentatevi poi se non ve la danno o se vi fanno le corna con il vicino body builder!

5) Soprattutto, amici vicini e lontani, LAVATEVI. Curate la vostra igiene. Ve ne prego. Vestitevi anche male, a questo punto. Meglio mal vestiti che luridi. Anche a me lacrima l’ascella come a tutti dopo una giornata e con il tessuto sbagliato addosso, sicuramente l’alito non sarà fresco di mentolo fino a sera… ma al mattino… al mattino se puzzate non vi siete lavati. Dài, non ci giriamo intorno.

Ora: io non sono una persona superficiale, mi preme dirlo. Sono fin troppo cerebrale per soffermarmi solo su questo, però molti mancano d’amor proprio. Son d’accordo, ok, c’è chi non ci pensa, va bene… BALLE, dico io. Ci vuole poco. In fondo, siamo in un mondo nel quale il primo acchito è importante, inutile fingere. Io voglio vedere quelli che me la raccontano che a loro non interessa niente dell’apparenza se uscirebbero con una donna che somiglia ad Alvaro Vitali o, per contro, con un uomo che somiglia… ad Alvaro Vitali (Alva’… e scusami, ma sei brutto, che devo fare?!?).

No, e non sono nemmeno i soldi. Per essere vestiti con buon gusto non è necessario spendere milioni di euro per avere capi di marca. E’ pieno di cose carine, alla moda, che aiutano a nascondere magagne… il tutto a poco prezzo. ALT! Astenersi marchi contraffatti: costano poco, ma sono deplorevoli. Se vuoi una Louis Vuitton, la prendi. La Loris Vitton non è accettata né accettabile. Meglio spendere 10 euro al mercato per una cosa carina che non 50 per una contraffatta.

Detto questo, gente… che il buon gusto sia con voi!!!

Da grande. Ma non troppo.

Ricominciare a scrivere. Questa è una di quelle promesse che mi sono sempre fatta. Sì, vorrei, ma su cosa?
Esattamente, di cosa vorrei “parlare”?

Che grande punto interrogativo!

Del resto, gli spunti non mancano: la mia vita è un condensato di eventi talvolta degni di nota, quasi inverosimili, persino. La domanda è: a chi interessa? Quanto di se stessi si dovrebbe narrare, sul serio?

Non lo so, in definitiva. Credo però che se un individuo sente indistintamente il richiamo della scrittura, debba assecondarlo, qualunque sia il mezzo, il fine ultimo o, meglio ancora, lo scopo.

Ecco: io scrivo senza una meta ben precisa. Lo faccio per me, soprattutto. Più che altro, così do sfogo ai miei pensieri (non tutti, banda di impertinenti curiosoni!), perché sebbene io sia una persona “solare” (che poi, cosa voglia dire veramente, non lo so!), sono anche molto chiusa. Tendenzialmente, mi prodigo per il prossimo. Mi piace essere di supporto. Detesto essere supportata perché questo preclude il fatto che io debba mostrare debolezza, cosa che, a fatica e per necessità, sto imparando a fare.

In tutto questo, ho scoperto di avere un mondo intorno che va oltre ogni più rosea aspettativa. Amici. Tanti. Fantastici. A dir poco preziosi, per me.
Sono stati anni strani e duri. Senza queste persone che mi amano così tanto ed incondizionatamente, non so bene cosa avrei fatto. Il momento in cui ho realizzato d’essere così fortunata, di avere così tanto amore tutto per me… è stato quello che posso definire l’apice della vita. Quando tiri le somme, quando ti volti e vedi che non sei sola, nemmeno per un istante. Quando, nel buio più assoluto, loro ti prendono e ti indicano la strada. Ebbene, sono una persona fortunata.

Fantozzianamente fortunata, aggiungerei. Se da un lato ho avuto questo gran fattore C d’incontrare persone eccezionali sul mio cammino, dall’altro tutto il bene si deve pagare, no?
Ecco. Ci siamo. Qui inizia il divertimento.

Per dire, alcuni tra tanti: 30 anni, disoccupata, ossessivo compulsiva con il cibo e lo shopping, senza aver ancora ben chiaro cosa voglio fare “da grande”.
Tutti lo sanno, giusto? Oddio, voi lo sapete??? Mi dareste un paio di spunti, per favore???
No, perché io son confusa: escludiamo cose tipo l’astronauta, il pompiere, il chirurgo e lo scienziato: direi che è scaduto il termine per presentare la domanda. Da bambina, avrei voluto lavorare su una nave, fare il marinaio (ok, non sono l’icona della femminilità, va bene… ma a me la divisa di Paperino faceva impazzire!!!). Ho realizzato, col tempo, che le donne sulle navi fanno le colf o poco più e che dovrei stare troppo lontana da tutti per lungo tempo. Direi che non fa al caso mio.


Quindi: suggerimenti, please. Che fo’? L’apprendista stregone (oddio, lo vorrei infinitamente!)? La personal shopper? Cioè: dovrò ben sfruttare le mie “doti”: se m’arrabbio sono una strega e comprerei qualunque cosa, per me e per gli altri. Ecco. Forse dovrei fare l’apprendistato da uno stregone ricco, così potrei unire l’utile al dilettevole.

Che poi, anche questa: comprare. SHOPPING. Che parola soave. Qual gaudio nell’udire cotanta dolcezza nello verbo. Io ADORO lo shopping. Non ho limiti, mi piace comprare in generale. Volete un esempio? Ecco: quand’ero bambina, e mia madre mi chiedeva cosa volessi per il compleanno, la mia risposta classica era: “Mamma, io voglio tutto. Comprane un pezzo!”. Ne volete un altro, di aneddoto? Benissimo. Mio fratello (molto più morigerato di me), veniva portato per scegliersi il regalo in un posto a Torino, chiamato “La Gioia dei Bimbi”. Ora, non sto a sottolineare quanto effettivamente fosse un luogo ameno per ogni pargolo da 0 a 16 anni (solo all’idea, ancora sbavo!). Lui cosa faceva? Se ne usciva con due action figure e, quando proprio non sapeva resistere, una macchinina. Ecco. Due pupazzetti ed un macchinina. Al massimo.
Scusate. Ripeto.
DUE PUPAZZETTI ED UNA MACCHININA.
Ora: credo di non dover sottolineare oltre il fatto che a me non sia mai stato chiesto di scegliere il mio regalo, corretto?!?
Ok, è una malattia, me ne rendo conto.
Portatemi dove volete: anche nel peggior bar di Caracas troverò qualcosa da acquistare, è matematico.